Le serie di RaiCultura.it Laptop music

Ep 8
Li chiamano EDI, Electronic Digital Instrument, e hanno in modo inconfutabile giocato un ruolo centrale in molta della musica che viene prodotta oggi. Generi come l'hip-hop, l'Intelligent Dance Music, l'elettronica moderna, la dubstep e tanti altri ancora, non sarebbero potuti esistere senza l'utilizzo decisivo della tecnologia informatica. In una delle più importanti istituzioni didattiche musicali statunitensi, il Berklee College of Music di Boston, a partire da quest'anno accademico, i computer sono considerati dei veri e propri strumenti musicali. Økapi, al secolo Filippo Edgardo Paolini, è un collagista musicale italiano, plagiarista mago del campionamento sonoro ed esponente della plunderfonia. Dalla cultura onnivora, Økapi taglia e sminuzza frasi e virgole musicali, si appropria con la stessa disinvoltura di unità sonore di musica colta e non (andando a stanare prelibatezze per le orecchie), per comporre in elettronica ciò che prima non c'era. Ecologista si potrebbe dire, Økapi non ha mai generato un suono, ma ha orchestrato brani che si contraddistinguono per la stratificazione intertestuale, la raffinata ironia e la leggerezza sinfonica. Le sue composizioni trattengono l'aura che è della sua vita e del suo nome: Økapi è l'animale un po' zebra, un po' giraffa, per eccellenza "collage" zoomorfo; gli album di Økapi tendono a non collocarsi in classi uniche di genere; e lo stesso Filippo Paolini è un maquillage di tante vite: madre spagnola e padre tunisino, nasce a Versailles e trascorre l' infanzia alle Bermuda, unico bambino bianco dell'isola. L'approdo in Italia avviene solo nell'adolescenza, nella campagna marchigiana. Di provinciale, insomma, non c'è nulla. E, si direbbe, nemmeno di italiano: non è un caso che il suo nome sia più conosciuto all'estero che nel bel paese.
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