Speciale Tg1 Popoli in fuga - 12/09/2021

58 min
Il mondo ha seguito in diretta la disperata fuga da Kabul degli afghani, dopo la presa del potere da parte dei talebani. Pochi però ricordano che sono 40 anni che gli afghani fuggono dal loro Paese: ce n'erano già 5 milioni rifugiati negli stati confinanti, ammassati in campi anonimi che non figurano nemmeno sulle carte geografiche. A Speciale Tg1, un reportage di Amedeo Ricucci frutto di anni passati a documentare i campi profughi in cui sono stati stipati i troppi popoli senza stato – palestinesi, saharawi, royingha – e quelli ancor più numerosi cacciati da un giorno all'altro dalla loro terra in seguito ai conflitti – i siriani, ad esempio, o gli afghani. Le loro sono vite che non valgono nulla, vite da "indesiderabili". "Secondo gli ultimi dati - spiega Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati - ci sono oggi più di 50 milioni fra profughi e sfollati interni. Ed è un numero destinato a crescere, sempre di più, se la comunità internazionale non si impegna a prevenire i conflitti e a gestire le emergenze climatiche e le disuguaglianze fra Nord e Sud del mondo". "Vivere in un campo profughi ti distrugge il fegato – racconta Alberto Capannini, che con i volontari di "Operazione Colomba" ha scelto di lavorare gomito a gomito tra i profughi siriani in Libano. E aggiunge: "Se non siamo in grado di raccogliere il loro grido di dolore, rinunciamo alla nostra umanità, che è la cosa peggiore che ci possa capitare". "Popoli in fuga" è un reportage di denuncia su un mondo "parallelo" poco rappresentato dai media, a beneficio talvolta di un'estetica del dolore – immagini di bimbi scheletrici e di adulti in fin di vita – che vorrebbero creare compassione ma che di certo non aiutano a capire. "Noi guardiamo queste immagini e ci diciamo: che disgrazia, è terribile, è insopportabile – sottolinea l'antropologo Michel Agier - Ma finisce lì, oltre la compassione di quel momento non si va".
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