Agorà C'e' fiducia in speranza - 29/04/2021

St 2020/213 min
Tanto tuonò che non piovve. Dopo innumerevoli critiche, ultimatum e sfiducie verbali, la Lega, in parlamento, la sfiducia reale non la vota. E neanche si astiene, come si era ipotizzato nella mattinata di ieri, ma esprime una posizione netta votando NO. E poiché Matteo Salvini è proprio senatore, è toccato anche a lui il compito di rinnovare personalmente la fiducia al ministro che "vede solo rosso". Un passo più vicino a Draghi e molti passi più distante da Meloni. Effetto del richiamo all'ordine che il presidente del Consiglio avrebbe trasmesso al segretario leghista attraverso il ministro Giorgetti? Oppure un vero e proprio cul de sac, all'interno del quale ha finito per trovarsi Matteo Salvini, abilmente apparecchiato dalla sua "rivale" a destra Giorgia Meloni? Diciamo che, certamente, un nodo almeno è venuto al pettine e che questa volta il leader leghista, memore forse del passo falso della folle estate del Papete, la scelta di campo l'ha compiuta con chiarezza, ingoiando perfino il rospo della fiducia al Ministro della Salute che non solo non ama, ma che è lo stesso dell'odiato governo giallo-rosso. Adesso, nella settimana che avrebbe dovuto essere quella del più grande piano di rinascita del paese dal dopoguerra, e che è stata invece quella del piccolo teatrino su un'ora in più o in meno di coprifuoco, qualche equilibrio a destra e non solo potrebbe trovare nuovi assetti. Il voto di fiducia e i suoi contraccolpi, con un'intervista a Pierluigi Bersani, nel racconto di Tommaso Giuntella
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