Sermonti legge Dante Purgatorio, canto XXXII: Tant'eran li occhi miei fissi e attenti

Dante Alighieri fissa a lungo il volto di Beatrice che non ha potuto vedere per dieci anni e ne viene rimproverato dalle virtù teologali. Riacquisita la vista dopo il lungo bagliore, vede che la processione ha ricominciato a procedere verso Est: il grifone trascina il carro fino ad un albero spoglio, che si riveste di fiori rossi e viola. Colto da un sonno improvviso, il poeta è risvegliato da una voce che lo invita ad alzarsi: è Matelda, che lo esorta a contemplare Beatrice seduta sotto l'albero. La beata gli preannuncia che presto sarà in eterno in paradiso con lei, ma prima il poeta dovrà osservare il carro e scrivere fedelmente ciò che accadrà. Un'aquila fende l'albero e lascia le sue penne nel carro, a simbolo della Chiesa appesantita dai beni terreni; si avventa su di esso una volpe; appare un drago che dalla coda del carro lo tira a sé trascinandolo via; il carro si trasforma e ne escono tre teste. Su di esso, una meretrice scambia effusioni con un gigante che si ingelosisce quando lei rivolge lo sguardo a Dante e trascina il carro nella foresta.
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