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Passato e Presente St 2018/19 Gli attentati al Duce

Dominatore incontrastato della macchina organizzativa del regime e del partito, Benito Mussolini è ovunque. La sua onnipresenza contribuisce, con i suoi riti e con i suoi simboli, ad accrescere il culto del capo, al punto tale che le masse popolari iniziano ad attribuirgli qualità straordinarie, addirittura mitiche. Ma dopo l'affare Matteotti, qualcuno, non più abbagliato dal mito del Duce, inizierà a pensare di agire contro Mussolini. Un tema approfondito dalla professoressa Alessandra Tarquini, ospite di Paolo Mieli a "Passato e Presente". Si parte dal 4 novembre del 1925, quando Tito Zaniboni, ex deputato socialista progetta il primo attentato contro il capo del governo, sventato poco prima che si compia. Da mesi l'attentatore è sorvegliato dagli agenti dell'Ovra. Anche il secondo agguato, quello del 7 aprile del 1926, ordito dall'anziana irlandese Violet Gibson, si rivela un insuccesso. La scia degli attentati prosegue con un fallimento dietro l'altro. Da quello ordito dall'anarchico Gino Lucetti, dell'11 settembre 1926 all'ultimo, quello più grave, del 31 ottobre 1926 a Bologna, attuato dal quindicenne Anteo Zamboni che, individuato tra la folla, viene linciato dai fascisti. Questi quattro tentativi infruttuosi, in realtà, non fanno altro che rafforzare l'immagine del Duce, abilissimo nello sfruttarli agli occhi dell'opinione pubblica, fornendo al regime l'occasione e il pretesto per introdurre provvedimenti legislativi repressivi le leggi fascistissime - ispirati dal giurista Alfredo Rocco. In questo quadro di inasprimento penale e costruzione del regime totalitario, un ruolo di primo piano lo avrà l'istituzione del Tribunale Speciale.

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