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Passato e Presente St 2018/19 Il giuramento di fedeltà al fascismo

E' il 1923: a pochi mesi dalla Marcia su Roma e dall'instaurazione del primo governo Mussolini, il neoministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile vara la riforma integrale della scuola, "la più fascista delle riforme". In questa puntata di "Passato e Presente", Paolo Mieli ne parla con la professoressa Alessandra Tarquini. Nel giro di pochi anni l'impianto gentiliano risulterà inadeguato rispetto alle esigenze del Fascismo divenuto nel frattempo Regime totalitario: scuola, università e accademie di cultura diventano terreno di propaganda mescolando forza e consenso, intimidazioni e lusinghe. Ma imporre riti, slogan, programmi non era sufficiente. Bisognava "fascistizzare" il corpo docente. Con un'iniziativa senza precedenti, il Regio Decreto 1227 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre 1931 obbliga tutti i professori universitari a giurare fedeltà al Regime Fascista. Da tutti i rettorati d'Italia partono le lettere che invitano i docenti a presentarsi per il giuramento: chi non firma perderà istantaneamente la cattedra e ogni incarico pubblico. Alla fine, su 1225 docenti universitari solo 12 hanno il coraggio di opporsi rifiutando il giuramento, condannandosi alla disoccupazione, all'ostracismo sociale e alla solitudine umana. Sarà una vittoria per il regime, una sconfitta per la libertà di pensiero e accademica.

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