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Diario civile Nella terra del clan: potere e segreti dei Casalesi

Negli anni '90 a capo della loro holding criminale ci sono quattro elementi: Francesco Schiavone detto Sandokan, Francesco Bidognetti detto Cicciotto di Mezzanotte, poi O' Ninno Antonio Iovine e Michele Zagaria il Capastorta. Sono capiclan ricchi e temuti, imprendibili latitanti, protetti per anni da omertà e complici, nascosti in pochi km quadrati di una provincia dimenticata, tra campi di pomodoro e pascoli per le bufale. La loro ascesa comincia con la guerra di camorra che contrappone La Nuova Famiglia di Alfieri e Nuvoletta e la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Ma, sconfitto Cutolo, i boss del casertano si liberano dei loro alleati, del loro stesso fondatore, il potente e audace Antonio Bardellino, e negli anni '90 costruiscono un potere criminale incontrastato basato su soldi, violenza, vendette, e sul reinvestimento dei proventi del narcotraffico in attività economiche legali e su un nuovo sconosciuto giro di affari, quello dello smaltimento dei rifiuti illegali. Arrivano così partendo dai lor paesi di origine, Casale, Casapesenna, San Cipriano, Castelvolturno a condizionare l'intera economia di una regione e anche intere aree del paese. Agli inizi del 1992, mentre l'Italia è sconvolta dalla stagione delle stragi di Mafia e dagli arresti di Mani Pulite, un Pool di magistrati comincia a istruire un processo che per numeri può essere paragonato solo al Maxiprocesso e iniziano a scoperchiare i segreti che hanno protetto il clan. Il processo Spartacus, dal nome dello schiavo ribelle, è il processo che porta alla sbarra i capi e comincia a demolire pezzo dopo pezzo la potenza de Casalesi lanciando la caccia agli ultimi irriducibili latitanti

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