Per una completa fruizione ti consigliamo di utilizzare l'app RaiPlay o di aprire la pagina con il tuo browser di sistema utilizzando il menù in alto a destra

La Grande Storia St 2018 Propagande

Troppe volte l'architettura fascista è stata liquidata con commenti di sufficienza. Eppure, dopo un'analisi più attenta, il giudizio può e forse deve essere rivisto. Antonio Carbone e Enzo Antonio Cicchino ci portano a conoscere le Città di fondazione, città volute dal fascismo, studiate in tutto il mondo e diventate ben presto una vetrina del regime. Ne abbiamo prese in considerazione solo alcune delle oltre 100 che il regime costruì, partendo dalla prima Littoria, inaugurata il 18 dicembre 1932, per poi proseguire a Predappio, il paese natale di Mussolini. Continuiamo con Carbonia e TorViscosa, le città industriali. Infine Segezia, Aprilia e Sabaudia, forse l'esperimento urbanistico più riuscito. Il Duce e l'America: come fu visto e raccontato dai corrispondenti dei maggiori giornali americani Mussolini? Fin da subito molto bene. L'unico capace di cambiare la storica indolenza del popolo italiano. E non solo i giornali ma anche radio e cinema lo magnificarono in ogni modo. Un vero e proprio innamoramento che si incrinerà solo alla metà degli anni Trenta, con le guerre d'Etiopia e di Spagna e l'alleanza sempre più stretta con la Germania hitleriana. Un americano a Berlino: È il racconto del viaggio compiuto nel 1937 da Julien Bryan nella Germania nazista. Con la sua cinepresa riesce a filmare le contraddizioni e i lati oscuri della società tedesca: la vita quotidiana, il lavoro in fabbrica e nei campi, la Gioventù hitleriana, la manifestazione del partito a Norimberga, le piccole e grandi discriminazioni contro gli ebrei. Sue sono le famose immagini della mostra di Monaco sull'arte degenerata; e sempre sue sono le ultime immagini della sinagoga di Norimberga, prima della demolizione avvenuta pochi mesi dopo. Il regista americano riuscirà a far uscire di nascosto le pellicole dalla Germania. Ne farà un documentario che, accompagnato dal commento critico di Bryan stesso, riuscirà a cambiare la percezione che gli americani avevano di Hitler e della Germania nazista.

Torna su