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Passato e Presente St 2017/18 La propaganda nella Grande Guerra

Nell'inverno del 1914 l'idea di una guerra rapida e di movimento si infrange contro la potenza di fuoco dei cannoni e dell'artiglieria. Il conflitto si trasforma in una guerra di logoramento combattuta in gran parte nelle trincee. Di fronte alla necessità di guidare le grandi masse di soldati, di controllare e dirigere i loro sentimenti, così come quelli di tutta la popolazione, ogni governo belligerante scopre il valore stra­tegico della propaganda. Vengono utilizzati tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione. Fotografie, giornali, cartoline, disegni satirici. In Italia la propaganda viene inizialmente rivolta al fronte interno, cioè quello dei civili. Per vincere la guerra bisogna trovare risorse. Tra il 1914 e il 1918 lo stato italiano ricorre a sei prestiti di guerra nazionali che verranno pubblicizzati con grandi manifesti appesi nei teatri, nelle stazioni ferroviarie, sui muri delle città. A partire dal 1917, dopo i fatti di Caporetto e l'arrivo del generale Diaz a sostituire Cadorna, la propaganda sposta la sua attenzione sul fronte del soldato. Dopo mesi e mesi di guerra, entra finalmente in gioco il fattore umano. Alle tradizionali regole della disciplina militare si affianca l'arte sottile della motivazione e della persuasione. Nasce quindi il servizio Propaganda. Noto come servizio P. che contribuisce all'elevazione del morale dei combattenti attraverso una capillare ed efficace opera di persuasione di carattere politico e patriottico. Segnalare ai comandi tutte quelle situazioni di carattere morale e materiale che possono rendere più difficile la vita quotidiana del soldato al fronte. Tra i maggiori strumenti di questa persuasione ci sono i Giornali di trincea, pensati, organizzati e scritti per i combattenti nelle trincee. Il primo giornale a grande tiratura esce il 21 marzo del 1918. Si chiama "La Tradotta", settimanale della III armata.

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