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Passato e Presente St 2017/18 Il processo a Giordano Bruno

La genesi e lo sviluppo del processo che porta al rogo Giordano Bruno, a partire dall'agosto del 1591, quando - dopo oltre quindici anni vissuti da esule - il filosofo rientra in Italia su invito di un nobile veneziano, Giovanni Mocenigo, entusiasta delle sue dottrine. Mocenigo diventa allievo del filosofo di Nola, ma presto tra i due cominciano gli attriti. Il nobile è convinto che Bruno non voglia condividere con lui le sue conoscenze e che nasconda segreti. Il filosofo è infastidito, tenta di liberarsi da una situazione ormai sgradevole, ma suscita il risentimento del suo ospite, che si vendica denunciandolo all'Inquisizione. Comincia così il lungo processo, che porterà otto anni più tardi Giordano Bruno sul rogo. Il filosofo chiede scusa per gli errori commessi, ma non arretra quando gli vengono contestate le sue dottrine. Il tribunale sottopone a Bruno otto proposizioni ereticali, estratte dagli interrogatori e dai libri, affinché le abiuri formalmente. Il Nolano sembra sul punto di cedere, firma l'abiura, ma contemporaneamente presenta un memoriale a Clemente VIII, nel quale mette in discussione tutte le sue ritrattazioni. Il papa ordina così la conclusione del processo e la consegna dell'imputato al braccio secolare. Il 17 febbraio del 1600, Giordano Bruno viene condotto in Campo de' Fiori, spogliato, legato a un palo e poi dato alle fiamme.

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