Speciali Storia

37 min
La firma della Costituzione non è solo l’atto solenne e conclusivo di un percorso iniziato con la lotta antifascista e la Resistenza, ma il segno tangibile di una sintesi tra idee e sensibilità politiche e culturali diverse, unite nel valore fondante della Carta Costituzionale, nei suoi principi ispiratori e nei diritti che riconosce e garantisce a tutti i cittadini senza distinzioni. Ma come si pervenuti a questa sintesi? E qual è lo scenario sociale, economico, e politico in cui il progetto costituente avanza? Lo racconta il documentario di Roberto Fagiolo con la regia di Matteo Bardelli “La firma della Costituzione”, in onda mercoledì 27 su Rai Storia. Attraverso filmati d’epoca, le voci dei protagonisti, da Moro a Terracini, da Basso a Meuccio Ruini, il documentario ricostruisce il clima della stagione che culmina nella stesura della Costituzione Repubblicana. Un processo che prende forma già durante gli ultimi anni del II conflitto mondiale: dalla Resistenza antifascista organizzata nel CLN e dal formarsi delle prime Repubbliche Partigiane alle prime elaborazioni di programmi e progetti economici e sociali, come avviene nel convegno di Camaldoli del luglio del 1943. È in questa fase che si costituisce il terreno d’incontro tra forze, idee e valori diversi se non contrapposti, fondamentale per il formarsi di quello spirito costituente imperniato sul dialogo, sul confronto, sulla mediazione. Spirito che aiuta a comporre e a superare le divergenze che si manifestano tra i partiti nel dibattito alla Costituente, in particolare su alcuni articoli. E a far prevalere in un momento storico attraversato da gravi tensioni internazionali e all’interno da aspri conflitti sociali e politici, la volontà di dare al Paese un fondamento solido da cui ripartire.
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