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Agorà La rivolta dei portaborse - 06/10/2017

Al parlamento europeo e in altri Paesi Ue i portaborse se la passano meglio che da noi. Sono assunti dalle istituzioni, hanno contratti regolari, contributi previdenziali, ferie, permessi, malattia maternità e tredicesima. Insomma tutto quello che spetterebbe di diritto ai lavoratori. Alla Camera sono in 628, circa la metà al Senato. Vanno avanti con contratti al ribasso, per lo più i vecchi Co.co.co, o sono costretti ad aprire partite Iva farlocche. Nei casi peggiori lavorano in nero. Quando sono fortunati riescono a strappare un contratto a tempo determinato e uno stipendio da 1.200 euro al mese. Ma la media delle retribuzioni è dai 500 agli 800 euro mensili. E i contratti a progetto non prevedono nessuna delle tutele garantite agli altri lavoratori: non viene riconosciuta la malattia, la maternità, le ferie. Gli scatti di anzianità sono una chimera come pure la tredicesima. E la pensione una meta irraggiungibile. - Un servizio di Rossella Ricchiuti

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