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Correva l'anno St 2017 Picasso e Dalì: l'arte come spettacolo

Geni e provocatori, personalità estroverse e narcisiste. Hanno in comune la terra natia, la Spagna e il gusto dello scandalo e dello spettacolo. Dopo di loro il mondo dell'arte non sarà più lo stesso. Parliamo di Pablo Picasso e di Salvador Dalì. Allo scoccare del secolo, nel 1900, Picasso ha diciotto anni e lascia Barcellona per trasferirsi a Parigi attratto dalla vita da bohème tipica degli artisti di Montmatre. Nei suoi quadri la notte francese: è il cosiddetto "periodo blu". Ma presto dipingerà acrobati e saltimbanchi e il colore dominante sarà il rosa. Poi, con il quadro Bordel d'Avignon, dà inizio alla rivoluzione cubista che si imporrà negli anni Venti in ogni ambito, dall'oggettistica, alla grafica, all'architettura. Se il cubismo sembra diventato di moda, emerge invece un altro movimento dissacrante e innovativo, il surrealismo. Il suo maggior interprete è Salvador Dalì, che arriva a Parigi nel 1924, ma continuerà per tutta la vita a tornare in Costa Brava. Gli orologi molli sono protagonisti di quello che è forse il suo dipinto più famoso: La persistenza della memoria. In questo periodo conosce Gala, moglie del poeta Paul Eluard: si sposeranno dopo pochi anni e rimarranno insieme tutta la vita. Al contrario Picasso avrà mogli, amanti, figli legittimi e illegittimi. Uno dei suoi quadri più famosi è del 1937, "Guernica", un atto di denuncia del devastante bombardamento subito dalla città durante la Guerra di Spagna. Inizia ora l'impegno civile di Picasso. Invece Dalì allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale parte per New York dove le sue invenzioni artistiche fanno furore, crea oggetti di arredamento che diventano vere e proprie icone, come il "telefono-aragosta" o il divano con la forma delle labbra dell'attrice Mae West. Il poeta André Breton ricava dal suo nome un crudele anagramma: "Salvador Dalí = Avida Dollars", per intendere che l'unico ideale che guida l'artista catalano è la bramosia di denaro.

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