Passato e Presente - 1527: il sacco di Roma - 12/03/2018
St 2017/18 Italia 39 min
Il 23 ottobre del 1520 Carlo V d'Asburgo viene incoronato imperatore. I suoi domini attraversano l'Europa da est a ovest, ma sono interrotti proprio nel mezzo. Per poterli saldare il sovrano ha bisogno di un corridoio che li congiunga: l'Italia. Inizia così la discesa delle truppe di Carlo V lungo la penisola. Un esercito che conta trentamila uomini e il fulcro della milizia è costituito dai lanzichenecchi, soldati delle fanterie mercenarie tedesche. Alla sua azione si oppongono il re di Francia, Francesco I, e il papa, Clemente VII, che si alleano con la Repubblica di Venezia, quella di Genova e con la Firenze medicea, per contrastare l'avanzata di Carlo V. La resistenza però, non impedisce alle truppe asburgiche di arrivare fino alle porte di Roma. Quello che si accampa sul Gianicolo è un esercito stanco, affamato, incattivito dalle paghe che tardano ad arrivare. Il 6 maggio del 1527 i lanzichenecchi si lanciano all'assalto della città, che subisce il peggior saccheggio della sua storia. Clemente VII è costretto alla fuga e Roma diventa preda delle milizie, che si abbandonano ad atti di assoluta crudeltà: vengono trucidati i malati dell'ospedale di Santo Spirito, i bambini dell'orfanotrofio e chiunque si opponga al loro passaggio. Il saccheggio dura dieci giorni e la città viene spogliata di ogni bene. Resterà in balia delle truppe asburgiche per oltre un anno e Clemente VII potrà farvi ritorno soltanto il 6 ottobre del 1528.